Palazzo PALANDRA – ALFANI – DI STEFANO – TAPPI

PALAZZO PALANDRA – ALFANI – DI STEFANO – TAPPI

Nel centro antico di Orsara di P., in Piazza Municipio, si erge una magnifica residenza che ha segnato parte della storia economica, sociale, politica e culturale della nostra comunità: palazzo Palandra-Alfani-Di Stefano-Tappi. L’Unità immobiliare reca i nomi di queste quattro famiglie non solo perché ne furono i proprietari in epoche diverse, ma perché segnano una continuità che perdura tuttora. Gli oltre tre secoli di storia sembra che non l’abbiamo minimamente scalfito. Lo stupendo portale e la loggetta con le bifore caratterizzano la facciata. Proprio sul magnifico portale un meraviglioso stemma ne arricchisce il pregio. Costruito proprio di fronte alla chiesa di S. Nicolò, che, ancor prima di essere dedicata al Santo di Mira, era un edificio sacro ad una sola navata già nel 1300, la residenza aveva uno stupendo giardino nella parte posteriore che lo rendeva maggiormente raffinato. Col tempo la donazione del suolo attiguo alla chiesa di S. Caterina, le diverse spartizioni e le indebite appropriazioni hanno notevolmente ridotto l’area verde. Un originario scalone in pietra lavorata conduce al piano superiore. L’ultimo restauro, dopo l’evento sismico del 1980, ha consolidato l’intera struttura e permesso il rinvenimento di una pergamena del ‘600.

L’immobile, nel suo primitivo impianto, risale al XV secolo. Subì diverse manomissioni e i primi proprietari che emergono dai documenti furono gli Argentieri. Successivamente, verso la metà del ‘600 passò alla famiglia Palandra. Nel 1714 risulta di proprietà di Angel’Antonio Palandra di anni 60; questi l’aveva fittata a Vespasiano Alfani, di Gifuni, che vi morì (“… E’ morto Vespasiano Alfani di Gifuni, nella casa vicino la chiesa, in casa a pigione, da Angel’Antonio Palandra, di anni 60…”). Vespasiano sposò nel 1685 Locia Girardi. La loro unione fu allietata dalla nascita di Giovanni Battista nel 1686, di Carmine nel 1689, di Ludovico nel 1691, di Domenico nel 1692 e di Nicola nel 1695. Pochi anni dopo, nel 1707, Ludovico muore improvvisamente “… d’improvviso accidente…”. Vespasiano comincia una fruttuosa attività commerciale. Nella casa a pigione, nella piazza, apre una bottega di pizzicaria. Nel 1714 la morte lo ghermisce: aveva 60 anni. L’atto di morte riporta che egli abitava ancora a pigione, in casa di Angel’Antonio Palandra. Da questo momento i due figli Gio: Batta (Giovanni Battista) e Nicolò decidono di continuare l’attività paterna e lentamente conquistano una buona posizione sociale, che permette loro di poter contrarre buoni matrimoni. Quando la situazione economica si fa più solida, acquistano i locali a piano terra da Angel’Antonio Palandra. Poco dopo, il 22.12.1718, Giovanni Battista convola a nozze con una fanciulla della borghesia orsarese, Costanza Tarantino, figlia di Francesco Antonio. I Tarantino sono famosi fonditori di campane e i loro preziosi manufatti battono le ore e chiamano i fedeli alle preghiere in diversi comuni della Campania, della Puglia e della Basilicata. Ancora oggi i loro rintocchi richiamano i fedeli alle funzioni religiose di Orsara, Troia, Greci, Ariano, Bari. …………………………. Quella di Orsara di cantare 7 fu fusa nel 1724 e l’artefice fu proprio Francesco Antonio Tarantino, il suocero di Giovanni Battista Alfani. Francesco Tarantino aveva la sua dimora vicino a Porta Greci, con giardino annesso. Probabilmente era l’attuale Cortile di Prisco, De Salvio, Del Sonno, compreso quello dei Di Foggia, a ridosso delle mura (oggi subito dopo il frantoio). Francesco Tarantino aveva la sua dimora vicino a Porta Greci, con giardino annesso. Probabilmente era l’attuale Cortile di Prisco, De Salvio, Del Sonno, compreso quello dei Di Foggia, a ridosso delle mura (oggi subito dopo il frantoio). L’Archivio parrocchiale riporta che suo figlio, giovan Battista Tarantino, fuse la campana di mezzo di cantare 7 nel 1742. Giovanni Battista Alfani col fratello Nicola porta avanti la fruttuosa attività commerciale e cominciano ad avere una posizione di rilievo nella società orsarese. Nel 1723, il primo giugno, anche Nicolò convola a nozze con Cecilia Tozza, figlia di Carmine e Caterina S. Lupo. Da questa unione nascono Anna (1724) Angela Maria (1725), Vespasiano (1727) e Letizia (1733) spesso erroneamente trascritta con il nome di Cecilia (evidente confusione col nome materno). A questo si aggiunga che Giovanni Battista poteva sempre fare affidamento su una situazione socio-economica di tutto rispetto, grazie al suocero Francesco Tarantino. Nel 1726, accade un grave episodio di violenza che segnerà il destino della famiglia Alfani: Giovanni Battista muore all’improvviso[1]. Con i tre figli, Isabella, Vespasiano e Pasquale, la vedova tornò nella casa paterna e. rimase proprietaria di parte dell’unità immobiliare col cognato Nicolò. Costanza, la vedova, comunque non si perse d’animo e nel volgere di 7 anni convola a nuove nozze con il viduo Giuseppe Malfesa, il 24-08-1730. Nicolò, dal canto suo, continua l’attività ed avvia un fiorente commercio. Cominciano ad arrivare i frutti sperati e, pur non avendo ancora una sua abitazione palazziata, ha però già acquistato i locali a pianterreno di fronte alla chiesa di S. Nicolò, un pezzo di terreno confinante con la chiesa di S. Caterina e comincia la sistemazione di quella che sarà la sua dimora. Una parte dei locali a pianterreno acquistati dal padre sono ancora di proprietà dei nipoti Isabella e Vespasiano, come risulta dallo status Animarum del 1736 e dal Catasto Onciario del 1753. Gli inizi del secolo XVIII sembrano aprirsi sotto i migliori auspici: due suoi fratelli abbracciano la carriera ecclesiastica e saltuariamente dimorano con lui, in Orsara, esercitando il loro ministero in Napoli. Ormai Giovanni Battista Alfani, con la sua morte, aveva lasciato definitivamente campo libero al fratello, che lentamente, si crea una solida situazione economica, così solida che dà un definitivo assetto all’immobile.

Nel 1735 Nicolò perde sua moglie e mai più sentì il bisogno di contrarre un nuovo matrimonio: lo troviamo sempre viduo nel 1736, nel 1753 e nel 1758. All’epoca della compilazione del Catasto Onciario, nel 1753, egli vive del suo in una casa palazziata, in Piazza. Convivono con lui la figlia Letizia di 18 anni e la serva Beatrice Staffieri. Suo nipote Vespasiano, massaro di campo, è proprietario di una parte dell’immobile insieme alla sorella Isabella: a lei deve corrispondere la sesta parte del ricavato; egli infatti abita a casa del suocero Domenico Aquilino, avendone sposato la figlia Grazia, e la casa ereditata è data in fitto.  Il 25 gennaio 1753 Letizia convola a nozze con Giovanni Di Stefano, di Faeto. ** L’unione è allietata dalla nascita di Carmine e Diodato. Qualche anno dopo, nel 1760, a 65 anni di età, muore Nicolò Alfani, colui che perseguendo il disegno paterno aveva consolidato la posizione economica e sociale della famiglia. Nel giro di mezzo secolo, da quando Vespasiano aveva fatto dono al Capitolo del suolo attiguo alla chiesa di S. Caterina, la famiglia Alfani aveva conquistato prestigio e benessere. Il matrimonio della figlia di Nicolò, Letizia, con Giovanni di Stefano portò nuova linfa. Giovanni era notaio e, oltre ad avere un suo patrimonio, godeva già di un certo prestigio. Nel 1758 egli abita col suocero Nicolò, vedovo.

 

 

14 anni dopo l’immobile è di proprietà di Nicola Alfani, figlio di Vespasiano di Gifoni e di Locia Girardi di Orsara. Egli ha 33 anni, è sposato con Cecilia Tozza ed ha 2 figlie: Anna di 3 anni e Angela Maria di 1. Vivono con lui la madre Locia, di anni 58 e, saltuariamente, i fratelli Domenico e Carmine, rispettivamente Sacerdote e studente in Napoli. Nel 1753 è l’onciario a definire con precisione la situazione.

CASA N.

Viduo Nicolò ALFANI   vive del suo                          anni 52

–Letizia figlia in capillis                                              anni 18

-Beatrice Staffieri serva                                             anni 57

Nicola ha raggiunto una posizione di rilievo e si fregia del titolo di Magnifico. Secondo l’Onciario il Magnifico Nicola Alfani, di anni 52, vive del suo. Egli abita in una casa palazziata in Piazza con la figlia Letizia, vergine in capillis, di anni 18 e la serva Beatrice Staffieri di anni 57. La sua abitazione è vicina a quella di Vespasiano Alfano.

 

Lo status animarum del 1758 ci offre un quadro completamente diverso.

La famiglia si arricchisce di altri membri. Ecco il quadro precisa delineato nel documento preso in esame:

CASA N 193

-Nicolò ALFANI, di Vespasiano e Locia Girardi,

viduo di Cecilia Tozza                                                              anni 63

  • Giovanni DI STEFANO, gennero di Nicola  anni 29
  • Letizia, moglie, figlia di Nicolò   anni 24
  • Carmine, figlio     anni 3
  • Diodato, figlio                                                                     mesi 3
  • Beatrice Staffieri, di Giacinto e Porzia S. Lupo,

vidua di Ciriaco Mondini, serva                                            anni 63

 

L’immobile in alcuni STATUS ANIMARUM E NEL CATASTO ONCIARIO

DAGLI STATUS ANIMARUM DEL:

1728:   casa n   135

1736:   casa n. 137

1753  ONCIARIO casa n.       once

1758:    casa n. 193

1803:    casa n.  9

1803      casa n. 10

 

 

Ecco quale appare la situazione della famiglia e del loro immobile nello “Status animarum del 1803 secondo il giro della SS. Processioni”

 

PIAZZA

CASA PROPRIA PALAZIATA  n°  9

 

  • Diodato DI STAFANO D.re, vive del suo, fig.° del ro D. Giovanni di FAETO e della G.ma D. Letizia ALFANI di Orsara an(ni)                 45
  • ma Tomasina Lamonica, mog.e fig.a de g.mi D Clemente e D. Anna Maria CHECCHIA di Orsara anni                                                                      36
  • Cc Letizia fig.a                                                                                         16
  • Cc A.na Rosa fig.a  an                                                                              09
  • Cc Rachela fig.a ann.                                                                                05
  • Cc Giov. Clemente                       fig.° ann                                             04
  • Cc An.a Carmela fig.a   an                                                                        02

Cc          D.                                           M. 2   F  5

Diodato, oltre allo stupendo immobile è proprietario anche dell’immobile sottostante, al piano terra, che tiene fittato a Giuseppe Giuliano di Rutigliano, i quali vi tengono un fondaco.

Giovanni Di Stefano, di anni 68, vedovo di D. Camilla Fresina e fig.o de’ g.mi M.co Dom.co e Caterina Ganguzzi…… di Faeto, vive nella casa n. 10. Certamente è il locale al piano terra subito dopo l’ingresso principale. Egli vive del suo e tiene in affitto un fondaco, proprio alla successiva abitazione al piano terra, che gli permette di avere  una ulteriore rendita.

L’unico figlio maschio del D.re Deodato, GIOVANNI CLEMENTE(o GIANCLEMENTE) sposò, nel 1830,  Anna MALFESI .

Da questo matrimonio nacquero:

l’8 gennaio 1831  FILOMENA

il  26 marzo 1832  DIODATO

il 25 maggio 1833  CARMELO

il 29 gennaio 1835  GIUSEPPE

il 20 dicembre 1839 MARIA CONSIGLIA

il 20 dicembre 1841  MARIA CONSIGLIA

GIUSEPPE si laureò in farmacia ed aprì la Farmacia proprio  di fronte alla Chiesa di S. Nicola di Bari, nel locale che conserverà tale destinazione per circa un secolo e mezzo. Sul certificato di nascita del fratello Diodato è detto che Giuseppe” …Giuseppe, di condizione farmacista, domiciliato in questo Comune, Strada Piazza…”.

Il 2 giugno 1862 Giuseppe De Stefano convolò a nozze con la gentildonna Maria Clementina De Gregorio, figlia di Nicasio

Il matrimonio civile si celebrò il 2 giugno 1862 alle ore ventitré. Ecco quanto è riportato nel Registro dei Matrimoni dello Stato civile del Comune di Orsara di Puglia, anno 1862 Fol 19, n. d’ordine 19: ”L’anno milleottocentosessantadue  il dì due di giugno alle ore ventitré avanti a noi Giulio Cesare De Gregorio  ed ufiziale dello stato civile di Orsara, Distretto di Ariano, Provincia di Principato Ultra, sono comparsi nella casa Comunale il Signor D. Giuseppe De Stefano  Celibe di anni ventisette nato in Orsara di professione Farmacista domiciliato in Orsara figlio del fu Gianclemente di professione (in bianco “Dottore”……) domiciliato…………. E della fu D. Anna Malfesi domiciliata………..  e D. Maria Clementina De Gregorio nubile …….di anni venticinque  nata in Orsra  domiciliata in Orsara figlia di D. Nicasio di professione Notaio  domiciliato in Orsara  e di Luisa Chiella domiciliata in Orsara……….

I quali alla presenza de’ testimoni che saranno qui appresso indicati, e da essi prodotti, ci ànno richiesto di ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti alla Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento il matrimonio tra essi loro progettato.

Noi secondando la domanda dopo di aver ad essi letto tutti i documenti consistenti

Nell’atto di nascita dello sposo, seguita in Orsara a ventinove gennaio 1800trentacinque

2°

Da questo matrimonio nacquero rispettivamente:

  • Il 19 giugno 1863  GIOVANCLEMENTE
  • L’ 1 SETTEMBRE 1865 FILOMENA
  • IL 21 gennaio1866 GIOVAN CLEMENTE
  • Il 28 luglio 1867  ANNA
  • Il 3 dicembre 1869  DIODATO
  • L’8  settembre 1871  NICASIO
  • Il 16 novembre 1868  MARIAANTONIA ENRICHETTA
  • Il 24 novembre 1873  GIOVANNI CLEMENTE DIODATO
  • Il 10 dicembre 1875  MARIA ROSA
  • Il 23 luglio 1878 DIODATO
  • Il 29 febbraio 1880 DIODATO

 

 

Da GIUSEPPE DI STEFANO e da Clementina DE GREGORIO nacquero

 

Anna Di Stefano a 25 anni convolò a nozze con TAPPI Giulio, Giovanni, Giuseppe, Settimio, Efisio.

Lo sposo era un Ricevitore Demaniale (impiegato dell’Ufficio del Registro).

Il matrimonio si celebrò, nella casa municipale, il 26 aprile 1893 alle ore pomeridiane 7.30. Testimoni del matrimonio civile furono Nicola Ungaro e Donato Intenzo.

Giulio era vedovo ed aveva 34 anni. Egli era giunto ad Orsara da CARIGNANO (TO) ed era figlio di Alberto, residente in vita in Carignano, e di Luigia Cambri (Cantù), anche lei residente in Carignano.

Dalla loro unione nacquero:

il 14 luglio 1895  ALBERTO GIUSEPPE

il                1897  CARLO ANTONIO

i1               1897  LUIGIA

IL              1901  MARIA

Il                          GUIDO

 

 

 

Il 26 aprile 1893 si unirono in matrimonio:

TAPPI GIULIO, GIOVANNI, GIUSEPPE, SETTIMIO, EFISIO ( vedovo di anni 34,                                                                     ricevitore demaniale, nato in CARIGNANO, figlio del fu ALBERTO  e di LUIGIA CAMBRI residente in CARIGNANO

con la gentildonna ANNA DE STEFANO, di anni venticinque, figlia di  GIUSEPPE  e  CLEMENTINA DE GREGORIO

Da questo matrimonio nacquero ALBERTO GIUSEPPE ( 1895)

CARLO ANTONIO        (1897)

LUIGIA

 

 

Da Alberto Giuseppe TAPPI (fu Settimio), nato il 14/07/1895 e dalla g.ma Wanda SARACINO (di TROIA) nacquero:

  • Il 5/11/1939  hora 22  TAPPI CAROLUS ANTONIUS- IOSEPHUS MARIA( B. 1935-1940,  n. 204 p.174)
  • 29/08/1942 ore 6  TAPPI ANNA MARIA BERENICE
  • 20/06/1944         TAPPI  SETTIMIO ( B 1944, n.86)

Il figlio primogenito, CAROLUS ANTONIUS IOSEPHUS MARIA ha sposato la g.ma Gilda AUGELLI nata ad Orsara di P. il 28/09/1942

La gent.ma ANNA MARIA BERENICE ha sposato il g.mo Benito CHIAPPINELLI di BOVINO nato a Bovino il 22/11/1935

SETTIMIO ha sposato Anna FRAGASSI, nata ad Orsara di P. il 24/07/1947

Rispettivamente dal matrimonio di Carolus Antonius Iosephus Maria e Gilda Augelli sono nati:

ALBERTO     il 17/11/1971

ANTONIO      il14/08/1973

WANDA         il 12/06/1975

Dal matrimonio di Anna Maria Berenice e Benito Chiappinelli sono nati:

LEOPOLDO CHIAPPINELLI          il 18/05/1968

WANDA CHIAPPINELLI                il 21/05/1970

 

Dal matrimonio di Settimio e Anna Fragassi sono nati:

 

ALBERTO.                                        Il 09/03/1987

DAVIDE                                            il 31/05/1990

                                       

STATUS ANIMARUM DEL 1728

 

STATUS ANIMARUM DEL 1758

 

STATUS ANIMARUM DEL 1801

 

 

[1] (“…Gio: Batt:a Alfani, figlio di Vespasiano della terra di Gifoni e di Locia Girardi di questa terra di Orsara, marito di Costanza Tarantino di detta terra è morto nel grembo di S. Chiesa nell’età sua di anni 40; ed il suo corpo è stato sepelito nella sepoltura delli fratelli della Madonna dei Sette Dolori nella chiesa Matrice di S. Nicolò, confessato a segno a D. Antonio Calabrese ed avuta l’estrema unzione da me Ab. D. Gio: Spontarelli Archip.e, non essendosi potuto communicare perché li fu tirata una pietrata nelle tempie da Gio: Sasso  vicino S. Domenico ed avendo avuto più ore di tempo a fare la sua confessione, e potea benanco ricevere la Santa Communione perché dall’ora che ebbe il colpo che fu ad ore 15.00, stiede in retto senso fino alle ore 23.00 in cui preso dal delirio perdè li sensi di un subito, ed alle due di notte ne morì così disgraziatamente ed il reo fu preso carcerato alle tre, e la mattina fu portato in Bovino…” )

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