Statue e sculture

Sono conservati ad Orsara attualmente, con varie collocazioni un certo numero di pezzi scultorei erratici che sembra ragionevole attribuire al complesso abaziale di S.Angelo. Si tratta di frammenti di organismi architettonici, formelle scolpite, resti di arredi sacri, oltre ad un crocifisso in pietra e ad una statua lignea raffigurante S. Michele Arcangelo. E’ probabile che alcuni di essi troveranno posto,appena ultimati i lavori di restauro, nei locali annessi alla chiesa dell’Angelo adibiti a sede per il museo locale.Si tratta di materiale per ,lo pi- inedito, di grande interesse in quanto spesso ci fornisce una traccia significativa di fasi salienti della vita dell’abbazia. Ci è sembrato opportuno segnalarli all’attenzionee avviarne la catalogazione, anche per prevenire la possibile dispersione, in questo delicato momento in cui i pezzi non hanno trovato una definitiva sistemazione.

 

1-CONCIO SCOLPITO CON RAFFIGURAZIONE DELL’AGNUS DEI
Materia: Pietra
Tecnica: Bassorilievo
Misure: cm 15×20
Stato di cons. Mediocre
Collocazione: E’ reimpiegato nel paramento murario della parte occidentale del Palazzo dei Guevara.
Si tratta di un concio di chiave d’arco, in origine pertinente all’archivolto di un portale probabilmente della chiesa dell’Angelo. Il bassorilievo raffigura un Agnus Dei retrospiciente. Pronunciata la testa, con il grande occhio ovalizzante e l’orecchio allungato. La croce e il vessillo sono frammentari. Il rilievo, massiccio ma appiattito, evidenzia con minuzia le ciocche del vello e sottolinea la palpebra con un doppio solco. Questo tema iconografico ricorre con grande frequenza nei conci di chiave o nelle lunette dei portali, numerosi gli esempi in aria abruzzese e molisana del XII sec.

 

2- FORMELLA SCOLPITA AD INTRECCIO VIMINEO
Il profilo leggermente curvilineo della lastra fa ipotizzare una originaria posizione su un archivolto di portale, forse della chiesa dell’Angelo. Entro una cornice piatta, si snoda un doppio nastro vimineo che forma un ovale al quale si intreccia un disegno a linee curve e spezzate. Il motivo ad intreccio vimineo, di origine barbarica, è frequentissimo in varie aree di cultura longobarda e viene di solito riferito ad un arco cronologico compreso fra VI e IX sec. Questo tipo di decorazione persiste a lungo in Italia Meridionale dove trova esempi databili anche al XII sec.
Ricordiamo, sempre in Capitanata, i conci a doppio nastro intrecciato di Santa Maria di Calena confrontati dalla Pepe con alcune lastre provenienti dalla chiesa di S. Pietro di Monte Sant’Angelo,queste ultime riferite dal Rotili e dalla Salvatore all’VIII-IX secolo. Tale produzione, per il doppio capo del nastro e per il tipo di intaglio, secondo la Ramieri e la Bertelli, sarebbe posticipabile. Manufatti simili è possibile trovare anche in Abruzzo e Molise dove il motivo è stato ripetuto a lungo, citiamo ad esempio alcuni frammenti provenienti dalla chiesa di Santa Giustina di Paganica o da quella di S. Pietro ad Oratorium di Capestrano. Si nota particolare affinità con un concio erratico conservato presso la chiesa di S. Maria del Canneto a Roccavivara. Orsara quindi non lontana dalla strada che univa Benevento a Monte Sant’Angelo e collegata al Nord tramite le vie di transumanza, partecipa del clima culturale diffuso e mantenuto attraverso i secoli in questa vasta area.

 

3-FORMELLA SCOLPITA CON FIGURAZIONE ANIMALE.
Materia: Pietra
Tecnica: Rilievo a sottosquadro
Misure: cm40x20
Stato di cons.: Cattivo, specie nella parte superiore e nella parte destra.
Collocazione: Murato nella parete occidentale del palazzo di Guevara.
Proviene probabilmente dalla chiesa dell’Angelo. La formella è delimitata da una cornice piatta. A sottosquadro con un rilievo appiattito vi è raffigurato un animale, forse un leoncino, con la parte posteriore del corpo frammentaria. In basso a sinistra, un giglio.Portali con archivolto costituito da formelle scolpite con lo stesso tipo di rilievo piatto sono presenti in Abruzzo e Molise. Si possono citare ad esempio i portali di S. Maria del Canneto a Roccavivara e di S. Giorgio Martire in Petrella Tifernina la cui sistemazione risale alla fine del XII secolo.

 

4-FORMELLA CON MOTIVO FLOREALE
Materia: Pietra
Tecnica: Rilievo a sottosquadro
Misure: cm 15×20
Stato di cons.: Mediocre
Collocazione: Murata sulla parete occidentale del palazzo dei Guevara.
L’andamento leggermente curvilineo fa pensare ad un concio di archivolto. Entro la cornice piatta Š raffigurata una rosetta quadripetala con quattro foglioline agli angoli. E‘ un motivo decorativo fra i pi- diffusi nell’area fra Abruzzo e Capitanata, dove compare come rosoncino rigoglioso, più o meno appiattito: formelle con eleganti rosoncini resi con un rilievo appiattito, ancora nel XIII sec. corrono lungo la finestra del fronte nord del transetto della chiesa abbaziale di S. Maria di Ripalta sul Fortore. Ad Orsara, tuttavia, la rosetta è a sottosquadro, resa con un accentuato grafismo.

 

5 -FORMELLA SCOLPITA
Materia: Pietra
Tecnica: Rilievo a sottosquadro
Misure: cm 15×20
Stato di cons.: Discreto
Collocazione: Murato sulla parete occidentale del palazzo dei Guevara.
L’andamento curvilineo della formella fa pensare che sia un concio di archivolto. Entro una cornice piatta presenta un motivo decorativo sulle diagonali: una crocetta centrale e quattro petali a forma di calice agli angoli. Il rilievo è estremamente appiattito, quasi grafico, come nella formella con rosetta: fa parte evidentemente del medesimo archivolto.

 

6-FORMELLA SCOLPITA CON MOTIVO STELLARE
Materia: Pietra
Tecnica: Rilievo a sottosquadro
Misure: cm 28x20x16
Stato di cons.: Superficie abrasa. Il concio è spezzato su un lato.
Collocazione: Concio erratico, rinvenuto durante i lavori di restauro alla Chiesa dell’Angelo, oggi conservato nei locali annessi.
Rappresenta, entro una cornice piatta, una stella a sei punte formata da due triangoli equilateri che si intersecano; la stella è inscritta in una circonferenza e intrecciata con un nastro. Il motivo della stella a sei punte inscritta in una circonferenza è presente in formelle di gusto islamico sul fianco nord della Cattedrale di Troia(prima metà del XII sec.). Su un lato il motivo doveva essere replicato, come si intuisce nonostante la lastra sia frammentaria. Evidentemente si tratta del frammento di uno stipite o di architrave.

 

7-CONCIO SCOLPITO CON UCCELLO E GRIFO
Materia: Pietra
Tecnica: Bassorilievo e sottosquadro
Misure: 49x22x18
Stato di cons.: Mediocre. Il concio è spezzato al centro e presenta una superficie abrasa.
Collocazione: Conservato presso il museo di Orsara.
Rinvenuto in uno scantinato, proveniente probabilmente dalla chiesa dell’Angelo. Per la sua sagoma leggermente ricurva lo si può ritenere parte di un archivolto. E’ suddiviso in due riquadri definiti da una cornice piatta, in cui sono raffigurati un uccello (a sinistra) e un grifo (a destra). Le figure sono scolpite con una minuzia che evidenzia i particolari: piume, scaglie, zampe,occhi,dentini. Per il rilievo compatto un confronto particolare può essere stabilito con alcuni bassorilievi della Chiesa di S. Pelagia a Bari (XI sec.).Questo genere di motivi animali con funzione decorativa trae spunto da preziose stoffe provenienti dal Medio Oriente e da Bisanzio.

 

8-FORMELLA DECORATA A RACEMI
Materia: Pietra
Tecnica: Rilievo a sottosquadro
Misure: cm 40x30x20
Stato di cons.: Cattivo. Il pezzo è scheggiato in più punti
Collocazione: Si trova all’aperto, davanti alla chiesa vestibolo.
Proviene probabilmente dalla chiesa dell’Angelo. In una cornice piatta riporta un motivo decorativo simmetrico a palmette e racemi. E‘ forse un frammento di architrave. Alla formella è stato sovrapposto e legato in epoca imprecisata un busto acefalo di cui al n.23 del nostro catalogo.

 

9 – FRAMMENTO DI CORNICE
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure: cm 30x10x7
Stato di cons.: Mediocre
Collocazione: Rinvenuto durante i lavori di restauro alla chiesa dell’Angelo da cui probabilmente proviene e oggi conservato nei locali annessi. Presenta una decorazione a foglie di palmette con apice leggermente ricurvo, motivo fra i più diffusi nella pratica architettonica del XII e XIII sec.

 

10 – CAPITELLO
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure
Stato di cons.
Collocazione: Il pezzo, rinvenuto nella chiesa dell’Angelo durante i lavori di restauro, è irreperibile e documentabile solo attraverso alcune fotografie.
Proviene probabilmente dalla stessa chiesa e un solco ad angolo retto sulla superficie superiore rivela che la collocazione originaria doveva essere in posizione angolare. Il capitello presenta lunghe palmette;agli angoli sono quattro testine umane con occhi a goccia, bocca incavata sotto il naso e rughe sulla fronte. La cornice scolpita sull’abaco, a palmette, presenta analogie con la cornice frammentaria di cui al n. 9 tutte le scanalature appaiono piuttosto profonde.

 

11 – VASCA
Materia: Pietra
Misure: m 1×0.30×0.30
Stato di cons.: cattivo
Collocazione: Rinvenuta durante i lavori di restauro e conservata nei locali annessi.
Presenta sulla fronte una piccola croce scolpita al centro e un motivo ornamentale a scannellature rudentate. Al centro,in basso, il foro d’uscita per l’acqua. Si tratta forse di una vasca lavamano proveniente dalla chiesa o dagli ambienti monastici.

 

12 – LEONE STILOFORO
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure: cm 105x46x53
Stato di cons.: Cattivo. Superficie fortemente abrasa.
Collocazione: Conservato presso la chiesa parrocchiale di Orsara.
Proviene probabilmente dalla chiesa dell’Angelo e viene riferito dalla tradizione locale, insieme alla colonna di cui al n. 13, ad un pulpito. La lettura non è agevole per il cattivo stato di conservazione. La mole del leone accucciato è massiccia; La testa piccola e digrignante, con la bocca profonda e gli occhi sottolineati dalle rughe della fronte. Le ciocche si dispongono a onde e sono solcate da linee profondamente incise. Trova affinità con i leoni stilofori del portale settentrionale di S. Leonardo di Siponto che la Calò Mariani confronta anche con rilievi di S. Maria di Pulsano.

 

13-COLONNA
Materia: Marmo rosso-bruno
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure: Circonferenza cm 84xm 2 superiore cm 40×40
Stato di cons.: Buono
Collocazione: Conservata presso la chiesa parrocchiale di Orsara.
Proviene dalla chiesa dell’Angelo e viene riferita per tradizione popolare, insieme al leone stiloforo di cui al n. 12, ad un pulpito della chiesa dell’Angelo, Ha forma circolare semplice. liscia ed è completa di base e capitello.

 

14-SEMICAPITELLO
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure: cm 67x42x47
Stato di cons.: Buono
Collocazione: E’ conservato presso la chiesa parrocchiale di Orsara.
Proviene probabilmente dall’Abbazia dell’Angelo. Presenta scolpiti due giri sovrapposti di grandi foglie d’acqua. Ogni foglia, ad apice appuntito, ha una sottile venatura al centro. In Alto, fra le foglie, alcuni fiori stilizzati. Ha affinità con alcuni capitelli presenti a S. Maria di Ripalta (Lesina). Stando alle dimensioni sembra pertinente ad una struttura architettonica semipilastro o semicolonna addossata ad una parete e quindi escludendo che potesse appartenere alla chiesa dell’Angelo possiamo pensare ad un ambiente di notevole respiro della fabbrica abbaziale.

 

15 – CAPITELLO
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo.
Misure: Circonferenza di base cm 35x18x26
Stato di cons.: Cattivo, le punte sono spezzate
Collocazione: Conservato presso il museo di Orsara.
Proviene probabilmente dall’Abbazia dell’Angelo. Ha forma allungata. Presenta due giri di foglie: quattro lunghe,aderenti al calato, sugli angoli intervallate da quattro foglie pi- corte le cui punte sono oggi spezzate. Trova affinità con alcuni capitelli presenti a S. Maria di Ripalta (Lesina), S. Maria Assunta a Ferrazzano (Campobasso), S. Maria in Valle Porclaneta (L’Aquila). Va riferito quindi al XIII sec. e ad ambito federiciano.

 

16-CAPITELLO
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure: Circonferenza di base cm 39x15x27
Stato di cons.: Buono
Collocazione: Conservato presso il museo di Orsara.
Proveniente con tutta probabilità dall’Abbazia dell’Angelo. Ha forma allungata. Porta scolpite agli angoli quattro grosse foglie di acanto aderenti al calato, che terminano con crochets. Le foglie presentano venature profondamente incavate. In alto fra le foglie una decorazione a fiorellini. Il manufatto trova affinità con capitelli della chiesa abbaziale di S. Giovanni in Venere a Fossacesia (Chieti).Va quindi collocato nel XIII sec., in ambito federiciano e cistercense. Date le dimensioni esigue ci sembra pertinente ad una colonnina di bifora o polifora e quindi può provenire dalla fabbrica abbaziale o forse dal chiostro duecentesco.

 

17 – ACQUASANTIERA
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure: cm 45x20x18
Stato di cons.: Superficie abrasa
Collocazione: Conservata presso il museo di Orsara.
Rinvenuta nell’agosto 1975 interrata in un vecchio forno di via Caracciolo, proviene forse dalla chiesa dell’Angelo. Presenta, aderente al concio dal quale Š stata ricavata, un piccola vasca tondeggiante che sembra retta dalla mano che v‘è scolpita sotto. Le proporzioni della mano di cui si distinguono le unghie,realizzata a grandezza naturale, sono corrette. Mani sorreggono i culots della chiesa cistercense di S. Maria di Ripalta (Lesina). Il pezzo si riallaccia quindi ai capitelli di cui ai n. 15-16 e ripropone la questione dell’esistenza di maestranze di cultura cistercense e federiciana che lavorarono ad Orsara del(n) XIII sec.

 

18-19-COPPIA DI LEONCINI STILOFORI
Materia: Pietra
Misure: cm 33x33x17
Stato di cons.: Buono
Collocazione: Conservati presso la Canonica di Orsara.
Provengono dalla chiesa dell’Angelo. Sono resi con una plastica espressiva e minuziosa che sottolinea le morbide ciocche arricciate della criniera scompartite sulla testa, il muso, gli occhi e le rughe della fronte. Sui corpi si evidenziano le costole, le zampe unghiate sembrano quasi aggrappate alla base. Sul dorso è la base circolare di una colonnina. Poche le differenze fra i due leoncini: quello di sinistra ha il capo leggermente più schiacciato e ciocche della criniera più ricche, lascia intravedere la coda sulla zampa posteriore e la base della colonnina sul dorso presenta un motivo decorativo a piccoli circoletti. Entrambi i leoncini hanno la parte posteriore appiattita, quello di sinistra è ancora legato ad un concio di muratura. Questa considerazione, tenuto anche conto delle dimensioni esigue, lascia pensare ad una posizione originaria presso un piccolo portale o una finestra della chiesa dell’Angelo. Per L’intensa espressività potrebbero essere confrontati con i leoncini del pulpito di Ravello opera di Nicola di Bartolomeo da Foggia eseguito nel 1272. Un confronto si può stabilire anche con i leoncini che reggono la sedia del trono vescovile del Santuario di S. Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo che rappresentano un inserto tardo duecentesco in un’opera dell’XI secolo.

 

20 -FRAMMENTI DI LAPIDE SEPOLCRALE
Materia: Pietra
Tecnica: Bassorililevo
Misure
Stato di cons.: Pessimo
Collocazione: Attualmente presso i locali annessi alla Chiesa dell’Angelo.
Secondo la tradizione locale la lapide trovava posto ai piedi dell’altare della chiesa dell’Angelo: La lapide risulta spezzata in più frammenti, accostando i quali si legge ancora la parte inferiore della figura di un abate. La cornice piatta, fortemente abrasa, reca incise alcune lettere, difficilmente leggibili, dell’iscrizione che correva lungo i bordi della lastra. La Milella Lovecchio analizzando da un punto di vista stilistico la resa del panneggio della zona inferiore dell’abito, colloca il manufatto fra XIII e XIV sec., datazione che sembra confermata anche dall’esame paleografico dei caratteri superstiti dell’iscrizione, collocabili, per l’alternanza di lettere maiuscole, minuscole ed onciali, nel XIV sec.

 

21-CROCIFISSO IN PIETRA
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure: cm 44x54x15
Stato di cons.: Mediocre,specie parte posteriore, fortemente abrasa.
Collocazione: E’ conservato presso il Museo di Orsara.
Incerta la provenienza. La croce presenta gli apici trilobati e raggi all’incrocio dei bracci. Sul recto è scolpito il Cristo crocifisso, secondo il tipo iconografico del Christus patiens: la testa, sproporzionata rispetto agli arti inferiori, è inclinata sulla spalla destra,con l’espressione del viso sofferente; le gambe sono leggermente arcuate. In alto, il cartiglio con la scritta INRI. Su verso è scolpita ad altorilievo la Vergine a figura intera, stante, avvolta in un lungo mantello,con le braccia incrociate sul petto. La testa è stata asportata. Sul verso la sagoma della croce è delineata da una sottile cornice a rilievo piatto. Si può confrontare con le numerose croci stradali, presenti in Molise, come ad esempio la Croce di Agnone presso la chiesa di Sant’Emidio.

 

22 – ACQUASANTIERA
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo
Misure
Stato di cons.: Mediocre
Collocazione: Conservata presso la Chiesa di Santa Maria delle Grazie o dei Morti di Orsara.
Proviene dalla chiesa dell’Angelo. E’costituita da colonnina e vasca, oggi separate. La colonnina bombata presenta scolpita in alto una baccellatura. Il parallelepipedo sul quale poggia la vasca riporta al centro di ogni lato una rosetta scolpita in un riquadro. La vasca circolare è ornata,nella parte inferiore, dal medesimo motivo baccellato.

 

23-BUSTO FRAMMENTARIO
Materia: Pietra
Tecnica: Scultura a tutto tondo.
Misure: cm 20x15x40
Stato di cons.: Cattivo. Il pezzo è frammentario.
Collocazione: Si trova all’aperto, davanti alla chiesa vestibolo.
E’ stato sovrapposto alla formella di cui al n. 8 del nostro catalogo e proviene dalla chiesa dell’Angelo. Si tratta del busto acefalo di un canonico come si evince da particolari ancora riconoscibili della veste (bottoncini, cintura). Sembra databile,proprio per tali particolari, al XVI o XVII sec. Bibliografia Scheda OA presso la Soprintendenza ai Beni AA.AA.AA.SS. della Puglia. Bari.

 

24-FRAMMENTI DEL CORO LIGNEO
Materia: Legno
Tecnica: Intaglio
Misure
Stato di cons.: Pessimo
Collocazione: Conservati presso il museo di Orsara.
Secondo la tradizione facevano parte del coro della chiesa dell’Angelo, poi spostato fra XVI e XVII sec. durante lavori alla chiesa parrocchiale Il coro constava,secondo la tradizione, di diciannove stalli fra cui, al centro, lo stallo maggiore per l’abate. Si distinguono,fra i frammenti conservati, una cornice intagliata a volute vegetali con uccellini fra le foglie, una cornice con mensolette rette da testine umane; pezzi di cornice ornate da motivi del repertorio classico (ovoli ecc.) da cui emergono le colonnine scanalate,che suddividevano i dossali; un pannello di dossale con cornice intagliata a racemi, fiancate a giorno con elementi vegetali e droleries. La compresenza di elementi decorativi di tradizione medioevale e di ornati desunti dal repertorio rinascimentale caratterizza quest’opera di produzione locale che trova riscontro in altre simili opere di intaglio pugliese del XVI sec. (coro della chiesa di S. Bernardino a Molfetta.

 

25-STATUA DI SAN MICHELE ARCANGELO
Materia: Legno policromo; argento
Tecnica: Intaglio
Misure
Stato di cons.: Buono
Collocazione: Di solito conservata presso la chiesa parrocchiale di Orsara, trasferita nella grotta dell’Angelo durante i giorni della festa di San Michele Arcangelo.
San Michele Arcangelo, in costume di guerriero antico, tiene alzata la spada nella mano destra e regge lo scudo con la sinistra, pronto a colpire il demonio -rappresentato con fattezze umane e pelle scura- cui schiaccia il petto col piede destro. L’atteggiamento dinamico è evidenziato dalla leggera torsione del busto. Lo scudo, la cintura e la spada sono realizzati in argento. Secondo gli studiosi locali la statua sarebbe opera dello scultore Giacomo Colombo. La Pasculli Ferrara, in base a confronti stilistici- statue di San Michele per S. Maria Egiziaca a Pizzofalcone a Napoli,per la chiesa di S. Giovanni Battista delle monache sempre a Napoli e per la Matrice di Castrignano del Capo (1707)- ritiene la statua di Orsara opera di Nicola Fumo e la colloca entro il primo quarto del XVIII sec. Afferma inoltre che lo scudo argenteo,che riporta l’iscrizione: “A Devozione di D. Michele Curci iuniore- nipote di Michele Curci seniore An. D. NI 1783”, sia una riedizione più tarda dell’originale perduto.

 

UN CALICE IN ARGENTO (Di Giovanni Boraccesi)
Un calice in argento, argento dorato con tracce di smalti traslucidi nei colori blu e verde : Un calice di fattura sulmonese. Una ricerca ancora in corso sull’argenteria sacra pugliese d’età medioevale ha portato al rinvenimento di un prezioso e inedito manufatto custodito nella chiesa di San Nicola di Bari ad Orsara di Puglia. Si tratta di un calice in argento, argento dorato e con tracce, seppure infinitesimali, di smalti traslucidi nei colori blu e verde. Nell’attesa certo di più approfondite analisi, che meglio evidenzieremo in altra sede, è fuori dubbio che esso sia un oggetto prodotto a Sulmona molto presumibilmente a cavallo tra il Trecento e il Quattrocento, comunque non oltre la metà del XV secolo. La città abruzzese, infatti, fu centro assai qualificato nella lavorazione dei metalli preziosi tante che in un vasto e ben documentato quadro di rapporti con la nostra regione da quì giunsero diverse opere ragguardevoli come la notissima copertura di Evangelario della Cattedrale di Lucera, ora nel vicino museo Diocesano, e taluni altri reperti conservati nel tesoro della Cattedrale di Troia e nel Tesoro della Basilica di San Nicola di Bari. Le parti originali del Calice di Orsara sono per l’esattezza la base e il fusto mentre la coppa, caratterizzata da decori vegetali a sbalzo e traforo di chiara produzione napoletana, sostituisce quella primigenia andata molto probabilmente perduta nel corso del XVII secolo e dove, forse, era impresso il punzone sulmonese. La base mistilinea è contrassegnata da sei lobi alternati a punte e da un orlo modanato punzonato nel mezzo di minuti fiorellini. La nervatura centrale di lunghe foglie attorcigliate, suddivide il piede in sei scomparti, da un fondo ‘a buccia d’arancia, emergono sei cornicette quadrilobate che accolgono altrettante piastrine ove sono incisi santi a mezzo busto, un tempo smaltati come lo erano quelli del sovrastante nodo oltre agli elementi floreali (gigli angioini?) del fusto esagonale. Non conosciamo l’artefice del calice di Orsara ma alcuni particolari, come l’insieme delle parti costruttive e la presenza di fiorellini ai lati dei santi posti nei quadrilobi oltre a taluni caratteri fisiognomici, portano per intanto ad accostarlo a quello noto e assai meglio conservato del Convento della Santissima Trinità di Sepino (Campobasso) che però, proviene dalla locale chiesa dell’Annunziata. Questo calice porta bene in evidenza il nome del maestro Nicola Aventino di Sulmona. Un elemento, forse, che potrebbe giustificare l’arrivo ad Orsara di un simile manufatto, tutto però da approfondire sul piano delle indagini, non possa altro che per un evidente anacronismo è dato dalla presenza a Troia del Vescovo Nicola de Casis o de Cesis che, originario dell’Abruzzo, amministrò la Diocesi dal 1361 a prima del 1366 che è l’anno del trasferimento a Venafro, del suo immediato successore Guido. Proprio in questo territorio diocesano rientrava il comune di Orsara di Puglia sede, peraltro, di un importante ed antico complesso abbaziale, sotto il titolo di San Michele, del quale bisogna tener conto in questa vicenda.

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